Nel nostro articolo sul PUE lo avevamo chiamato «il termometro, non la diagnosi». Oggi facciamo il passo successivo, perché c'è un paradosso che merita di essere guardato in faccia: più il tuo PUE è buono, meno il PUE ti dice. In un data center di nuova costruzione, con PUE tra 1,1 e 1,3, il 70–90% dell'energia viene assorbito dai sistemi IT — server, storage, rete. Ed è esattamente la parte che il PUE non misura: puoi avere la struttura più efficiente del mondo piena di server che lavorano al 10%.
Dal consumo al lavoro utile
La domanda giusta non è solo «quanta energia entra?», ma «quanto lavoro utile ne esce?». Per rispondere serve dare un numero alla work capacity, la capacità di lavoro dell'IT installato — e per anni il settore non ha avuto un metodo condiviso per calcolarla.
Per i server tradizionali il metodo oggi c'è: The Green Grid — lo stesso consorzio del PUE e del DCMM — ha pubblicato una metodologia basata su PerfCPU, un valore rappresentativo di capacità ricavato dai test standard SERT e definito in una norma ETSI. La cosa interessante è la praticità: il valore si ricava dal codice del processore (o, in mancanza, dal numero di core fisici) tramite tabelle pubbliche. Niente benchmark da eseguire in sala: basta sapere cosa c'è installato, moltiplicare e sommare.
E i server per l'IA? E lo storage?
Per i server accelerati — GPU e altri acceleratori per addestramento e inferenza — Uptime Intelligence propone di usare i TFLOPS a 32 bit (la somma dei valori vettoriali e matriciali dichiarati per ciascun acceleratore). Non è una misura perfetta, e i puristi obiettano che le prestazioni reali dipendono da memoria, interconnessioni e software: vero. Ma è un valore standardizzato, reperibile e confrontabile anno su anno — e in un settore rimasto a lungo senza alcuna metrica, «rappresentativo» batte «perfetto».
Per lo storage la scelta è ancora più pragmatica: i terabyte installati nei sistemi dedicati. E qui il report regala il dato che fa riflettere: un sistema storage assorbe l'80–90% della sua potenza massima anche quando non sta gestendo dati, perché nel frattempo esegue verifiche di integrità. Capacità inutilizzata significa energia sprecata: portare l'utilizzo dei sistemi sopra l'80% — invece di aggiungere scaffali — è una delle leve di efficienza più concrete che esistano.
In Europa non è più (solo) una buona idea
Queste metriche stanno entrando nella regolamentazione: la direttiva europea sull'efficienza energetica (EED), con il regolamento delegato 2024/1364, richiede ai data center con una potenza IT installata dai 500 kW in su di riportare gli indicatori di capacità ICT — capacità di lavoro dei server e capacità di storage — nel database europeo dei data center.
Il problema? I dati. Per calcolare la capacità serve un inventario a livello di componente: quanti processori, di quale modello, in quale data center. Secondo le rilevazioni Uptime Institute, oggi meno di un operatore su due ha censito i codici dei propri CPU, e solo un terzo quelli degli acceleratori. Chi gestisce infrastrutture in Europa ha una ragione normativa per rimediare in fretta; tutti gli altri ne hanno una economica.
Lavoro per energia: la metrica che chiude il cerchio
Messi insieme, i tre ingredienti — capacità installata, utilizzo medio e energia consumata — permettono di calcolare il work-per-energy: quanto lavoro produce ogni megawattora. È la metrica di produttività che la ISO 50001 richiede per la gestione dell'energia, ed è anche il modo più onesto di misurare un progetto di consolidamento: prima e dopo, con un numero — da cui discendono risparmio energetico e ritorno dell'investimento.
Il settore è stato troppo lento a dotarsi di una metrica di lavoro, lasciando che la perfezione ostacolasse il buono.
È l'osservazione con cui si chiude il report, e la condividiamo: le metriche proposte non sono perfette, ma sono calcolabili oggi, con dati che un'organizzazione ben gestita ha già — o dovrebbe avere.
Da dove partire, in pratica
- Inventario a livello di componente: codici di CPU e acceleratori, capacità raw dello storage, associati alla sede — è il lavoro della CMDB fatta bene;
- Misura dell'utilizzo e dei consumi: dati di utilizzo di CPU e storage e potenza a livello di rack o PDU, raccolti con continuità dal monitoraggio;
- Prima fotografia del lavoro per energia: anche approssimata, dà la baseline su cui misurare consolidamenti e refresh — e si integra nella griglia di valutazione del DCMM, dove il PUE resta il termometro e queste metriche iniziano a fare la diagnosi.
Il principio è lo stesso che applichiamo al nostro data center green: misurare, progettare sul dato, migliorare per passi. Se vuoi capire quanto lavoro produce davvero ogni megawattora della tua infrastruttura, parliamone.
Fonti e riferimenti: Uptime Institute Intelligence, Calculating work capacity for server and storage products (Briefing Report 174, maggio 2025); The Green Grid, IT work capacity metric V1 — a methodology (white paper #94) e TGG's position on the metric to calculate ICT server capacity (#92); ETSI EN 303 740; Regolamento delegato (UE) 2024/1364 (indicatori ICT della direttiva EED).